Documento vita
1885 Nasce il 15 luglio 1885 a Careri (R.C.), primogenito di una famiglia di agricoltori. Il padre Vincenzo concilia il lavoro nei propri fonderelli con quello di speziale del paese; assiste in chiesa come organista e cantore; accompagna il medico nella visita agli ammalati, che restano alle sue cure nei giorni di assenza del medico, residente in altro paese; La madre, Teresa Sciplini, figlia di agricoltori, è una donna di casa.
1891- 1894 Frequenta le prime tre classi delle Scuole elementari esistenti in paese sotto la guida del padre di cui scriverà: "Le prime cose che mio padre m’insegnò furono delle poesie, che io imparavo a memoria, spesso, dopo averle udite una sola volta: La vispa Teresa, le prime due quartine del Metastasio": Dovunque il guardo giro/immenso Dio ti vedo…,la prima strofa della Pentecoste del Manzoni, Luna, romito astro d’argento…. ( Lettera all’Ispettore scolastico di Locri, senatore Pulicanò).
1895 - 1900 Completa le scuole elementari nel seminario vescovile di Gerace dove prosegue anche gli studi ginnasiali. Legge tutto quello che gli capita sotto mano, scrive poesie.
A quindici anni ha già letto: Le ultime lettere di Iacopo Ortis, le dieci maggiori tragedie di Shakespeare ; cinque volumi delle opere di Byron; Il Paradiso Perduto di Milton; tutto Leopardi; tutte le opere del Monti; tutte le tragedie e le liriche di Schiller; la prima parte del Faust di Goethe; due romanzi del Montepin; L’Abate di Maret di Zola; La storia di una capinera del Verga; la Divina Commedia che gli fece amare Dante, in età precoce, sopra tutti i poeti. ( Lettera all’Ispettore scolastico di Locri, senatore Politanò,1961).
Quando il padre muore all’età di anni 53, Francesco ha 12 anni, e due ha il minore dei cinque fratelli. "Omnia tecum una perierunt gaudia nostra", egli scrive in epigrafe alla poesia Onomastico, in memoria del padre ( Primi Canti, Ed. Rossetti- Fossano1910 ).
Le condizioni economiche della famiglia, basate sul lavoro del genitore, non sono sufficienti a pagare la retta richiesta dal seminario. Ma la madre, donna energica ed intelligente, anche se analfabeta, a costo di duri sacrifici, non vuole che il figlio interrompa gli studi.
1900 Ritorna in famiglia per curarsi della febbre di Malta. Ne avrà per alcuni anni. Il medico consiglia l’isolamento in una casetta di campagna, in contrada Chiusa, un’amena collina tra la montagna e il mare, in prossimità del paese.
Trascorre anni terribili nel timore di dover rimanere relegato nel borgo, a quei tempi senza acqua, strade e luce, privo delle opportunità che gli avrebbero consentito maggiore possibilità di progresso negli studi.
"Meditavo la fuga a tutti i costi", scrive in una lettera. ( Lettera aperta a Paolo Apostoliti, Nostro Tempo,anno IV n°.26-gennaio 1955).
1905-1908 Si trasferisce a Reggio Calabria , grazie all’aiuto di un amico , e viene impiegato come istitutore all'Orfanotrofio Lanza.
"Per me", scrive, "che non ero ricco, raggiungere Reggio con le sue istituzioni culturali, i suoi istituti famosi come il Liceo Campanella, le biblioteche, i teatri e tutte le risorse intellettuali della vita cittadina che formano l’uomo moderno, era come entrare nella Terra Promessa". ( Cinquantesimo Anniversario Terremoto 1908 . Conversazione al Circolo dei Calabresi a Milano - 1958)
Su L'Ellade Italica, periodico reggino, sotto il nome di Ferruccio Pandora, pubblica le sue prime esercitazioni poetiche: Aspromonte (Sonetti Garibaldini); A Cilea, In morte di Giosue Carducci, Ode Saffica ; "I nostri panorami – (Guardando l'Etna da una collina sulla via di Reggio Campi).
Consegue da privatista la licenza ginnasiale presso il ''Ginnasio Campanella''. Si trasferisce a Fossano in Piemonte, quale vincitore di concorso nell'Amministrazione delle Poste.
1910-1913 Pubblica Primi canti', sotto il nome di Ferruccio Pandora, dove sono presenti i temi sociali e civili che approfondirà nelle opere migliori della maturità.
Consegue da privatista la licenza liceale. Si scrive alla Facoltà di Giurisprudenza all’Università di Torino. Pubblica il poemetto Gli Angeli in cui evoca il culto degli angeli nella tradizione popolare (Rivista Internaz. GRAAL, 11 maggio 1913).
1914 Consegue la laurea in giurisprudenza a Torino con una tesi sulle colonie.
1916 Sposa Francesca Olocco, una donna di campagna. Rinuncia all'esonero e si arruola volontario di guerra. Tre fratelli sono già al fronte. La Riviera Ligure, periodico ligure, pubblica alcune sue poesie.
1919 Manda a Benedetto Croce il poemetto Rapsodia di Caporetto
"E' tanta la commozione", scrive il Croce, "con cui ho letto le sue sincerissime pagine, che vorrei pregarLa di permettermi di conservare il Suo manoscritto, per unirlo ad altro ricordo che ho raccolto di questa nostra grande guerra''. ( Edizione l’Eroica, Milano ,1919)
1920 Partecipa alla lotta degli ex combattenti per la rivendica dei beni demaniali. Per tale intervento subisce una condanna a due mesi di carcere e al pagamento di una ammenda di lire seimila.
Mario La Cava, allora giovinetto, ricorda:- '' Ebbero più effetto sulla mia anima di fanciullo certe posizioni politiche assunte da Perri in quegli anni che furono del primo dopo guerra. Ricordo certe notti d'inverno in cui Perri, accompagnato da mio zio Pasquale, allora Sindaco di Careri, si fermavano nella mia casa al ritorno da Reggio dove avevano cercato di difendere le aspettative dei contadini presso il Prefetto. Avrebbero proseguito il viaggio per Careri il giorno dopo: mia madre approntava per loro con quello che c'era in casa". ( Mario La Cava - Ritorno di Perri - Ed. Quale Cultura – VV)
1921-1925 Collabora alla Voce Repubblicana, fin dalla fondazione del giornale, di cui sarà uno dei più autorevoli collaboratori (Renzo De Felice – Mussolini il Fascista- La conquista del potere- Ed.Einuadi)
Firma gli articoli col proprio nome o con lo pseudonimo di Pan e, dal 23 settembre 1923, con quello di Paolo Albatrelli, corrispondente da Lugano. Tale cambio di firma serve per depistare i fascisti, che si erano rivolti alla direzione del giornale per individuarlo, e, nella migliore delle ipotesi, menarlo e purgarlo, come ,al tempo, essi facevano nei riguardi degli avversari politici.
Denuncia, tra i primi in Italia, l’illegalità della milizia fascista e ne invoca le leggi penali ( Noi Accusiamo - La Voce Repubblicana, 18 novembre 1921). Mussolini, furibondo, lo addita al pubblico dileggio quale liberticida. (Un Emulo di Gasti, Il Popolo d'Italia -20-11- 1921)
Esce a puntate su La Voce il romanzo I conquistatori – ( La Voce Repubblicana, 15 luglio - 8 ottobre 1924 ). Esce in edizione a sé I Conquistatori. ( Libr.Polit.Int.- Roma ,1925 )
Secondo Pierangelo Lombardi, studioso e ricercatore presso l’Università di Pavia, nella famiglia Gorio, protagonista de I conquistatori, va ravvisata la famiglia Forni. (Il Ras e il Dissidente - Cesare Forni e il fascismo pavese dallo squadrismo alla dissidenza - Bonacci Editore - Roma, 1998, pag. 29 note: n.37- n.38).
Il romanzo narra il mondo torbido in cui si svolge la sanguinosa repressione fascista nella Lomellina, gli egoismi, la demagogia politica, l'asservimento al potere di gran parte della cultura. Ma il romanzo è soprattutto un appassionato appello a quanti s'interessano di politica, in ogni tempo e luogo, perché siano consapevoli della loro missione di servizio.
I fascisti comprendono bene i danni che il romanzo può recare al consolidamento del loro potere e si pongono alla caccia del libro invitando i librai a toglierlo dalle vetrine se non vogliono che esse vadano in frantumi. Perri è obbligato a scrivere una dichiarazione con la quale s'impegna a non consentire la traduzione né in Italia, né altrove. Ma siccome è imminente la traduzione in Francia, Perri dovrebbe espatriare per poterla realizzare, ma non si sente di lasciare il suo paese. Le copie del romanzo sono sequestrate e bruciate in piazza.
Compone - La strage - Atto unico sul dramma della famiglia imperiale russa, in casa Ipazief.
1926 L'Amministrazione delle Poste sotto l'accusa principale di aver scritto I Conquistatori e quella conseguente di antifascista e di repubblicano irriducibile, lo riferisce alla Commissione di disciplina per l'esonero, e, dieci giorni dopo, d'autorità lo colloca in pensione. Francesco Perri ha quattro figli, il più piccolo di nove mesi. Al Ministero che lo convoca a Roma per discolparsi risponde : -'' Non ritengo necessario e utile venire a Roma, perché non trovo nulla da ritrattare. Le accuse che codesto Ministero mi addebita, o sono false o fantastiche, o si riferiscono alla mia attività in periodo precedente all'approvazione della legge che mi si vuole applicare. Protesto per l'ingiustizia e l'illegale provvedimento che mi colpisce, e mi riservo di farmi rendere giustizia quando che sia nell'avvenire''.
1928 Esce Emigranti per il quale ottiene il premio dell’Accademia Mondadori, bandito nel 1927. Annota l’autore: "Mi reco alla casa editrice Mondadori, dove era impiegato un mio amico, per chiedergli se vi fosse possibilità di qualche modesto lavoro. Lavoro non credo rispose l'amico , ma tu perché non prendi parte al concorso bandito dall'Accademia, per un romanzo. Il concorso scadeva il 31 dicembre e vi erano soltanto tre mesi, troppo pochi per scrivere un romanzo, e soprattutto per un concorso la cui commissione era costituita dal fior fiore della cultura italiana del tempo :Croce, Borgese, Baldini, Pirandello, Brocchi, Panzacchi,Titta Rosa. Bisognava presentare un romanzo che facesse colpo, ma non disperai e mi posi al lavoro. Avevo scelto un soggetto senza ideologie, con un materiale che conoscevo da bambino e che avevo nel cuore".
Con l’articolo Problemi nuovi e forme vecchie suscita un vivace dibattito tra i più autorevoli critici del tempo. All’accusa d'ignorare i problemi estetici nuovi, conferma il deliberato proposito di voler andare avanti a modo suo sulla via maestra della tradizione. Si vuol fare del nuovo a tutti i costi, io rimango con grande impegno alle forme antiche '' ( Fiera Letteraria, 22 - 1 - 1928 )
1929 – 1930 Escono:
Una notte di Amore - Racconti.
Leggende Calabresi - Racconti anonimi su usi, costumi, tradizioni popolari rielaborati con stile e forme proprie.
1931- 1939 Alla stagione fortunata di Emigranti segue quella delle critiche astiose. Il primo ad attaccarlo è l'accademico Passion , il quale, dopo la lettura della recensione sul Giornale d' Italia, sul romanzo premiato , scrive una lettera ufficiosa al direttore, meravigliandosi che sopra un giornale della capitale si faccia reclame a un funzionario dello Stato esonerato per antifascismo. Agli attacchi del Giornale d'Italia seguono altri più ostili. Camicia rossa, la rivista di Ezio Garibaldi e L'Italiano di Pietro Gorgolini lo indicano al disprezzo del pubblico come autore de I Conquistatori. Sono anni duri.
Nel 1932 viene arrestato e trattenuto in prigione 50 giorni, sotto l’accusa di tenere relazioni con gli antifascisti esuli. Una sua lettera, inviata alla signora Dell'Isola in Francia, sua amica, finisce nelle mani della censura fascista che ritiene il nome della signora una parola in codice: un messaggio per i fratelli Rosselli, proprio in quei giorni fuggiti dal confino.
Scrive la canzone per la trasvolata atlantica di Italo Balbo in cui auspica che il volo sia messaggero di pace e fratellanza. La canzone richiestagli da Zavattini, allora rappresentante del periodico Quadrivio, non viene pubblicata " perché non conforme alle direttive del regime".
In questi anni scrive per periodici : La Domenica del Corriere ; Il Corriere dei Piccoli con gli pseudonimi: Nepos ; Ariel .
Su la Domenica del corriere appaiono circa 200 profili di personaggi celebri: poeti, scrittori, musicisti, condottieri, ecc…, in forma semplice adatta alle lettura popolare. Collabora alla biblioteca per ragazzi de La Scala d’oro (UTET) traducendo e rinarrando diverse opere celebri della letteratura mondiale
Frequenta, in questi anni, a Milano la diaspora russa nella casa Kufferle, dove convengono diversi intellettuali che avevano conosciuto personalmente Tolstoi , Cecof, Andreieff , Gorki.
1934 Escono:
Favola bella , un racconto poetico in prosa in cui il mistero della nascita è spiegato in un succedersi di fatti e circostanze fantasiose, avvincenti e delicate. " Questa bella fantasia", scrive Mario La Cava, è il capolavoro del Perri" Povero cuore, romanzo d’intrattenimento, già uscito a puntate sui periodici RizzoliCome si lavora nel mondo, bozzetti, fantasie, aneddoti sui processi lavorativi e i passaggi dal lavoro artigiano-contadino al lavoro dell’industria.
1938 Esce: L’idolo che torna, romanzo di intrattenimento.
1940 Esce Discepolo Ignoto. Romanzo storico ambientato nel primo periodo della predicazione cristiana, pervaso da un anelito di pace contro la violenza quale, allora, si viveva a Roma, sotto il tiranno Tiberio. La stessa condanna della violenza che adombra la realtà della Roma imperiale e fascista quale appare nell’opera il Discepolo.
''La verità deve guardarsi bene dall'apparire , dove sono contrarie la forza e la legge. Tristi sono quei tempi in cui la legge può essere offesa dalla verità, ma noi ci viviamo e bisogna tenerne conto'', dice il saggio Magagle, all'allievo Marco Adonia, protagonista del romanzo. ( - Discepolo Ignoto'' pag.58 ).
Nell’articolo, Il mio primo incontro con Mondadori, Perri racconta come nacque il romanzo. (La Provincia Pavese, 20 giugno 1971)
Dopo la guerra il Il discepolo ignoto gode largo successo all’estero, dove viene tradotto in diverse lingue.
Escono:
Racconti di Aspromonti. Titolo dell’edizione più ampia delle Leggende Calabresi .
Introduzione all’Iliade
1942 Escono:
Le più belle novelle di Boccaccio, ridotte per ragazzi.
La missione del Redentore, romanzo con edizione a sé, uscito a puntate su Mani di Fata, periodico Rizzoli.
1943 Si rifugia, con la famiglia, a Caspoggio (Sondrio) per porsi al riparo dai bombardamenti e per sottrarsi alle possibili intemperanze dei fascisti arrabbiati per lo sbarco alleato in Sicilia.
La sua casa a Milano è abbattuta dai bombardamenti. Vengono distrutti anche i mobili , la biblioteca e quanto lo scrittore aveva raccolto in trent'anni di lavoro letterario. Il figlio Giulio, arrestato dai tedeschi riesce a liberarsi e a raggiungere i partigiani in montagna; il figlio Virgilio, il più giovane, dopo tre mesi di servizio sotto i tedeschi, si salva riparando in Svizzera.
Da Caspoggio Perri detta la prefazione alla ristampa de I conquistatori, in cui racconta l'odissea del romanzo auspicando che la lettura dei fatti narrati possa essere di giovamento alle classi dirigenti e proletarie.
Chiarisce in una lettera al foglio Riflessi ( Milano, 3 novembre 1945 ) il ruolo da lui avuto nel movimento filo repubblichino del prof. Cione. Nell’incontro al Plaza di Milano, col ministro Biggini, denuncia, con l’ealtà e anche rischio, gli errori commessi dal fascismo nel ventennio , e quelli più orribili che andava commettendo.
Nel periodo della Repubblica Sociale vive a Milano, cauto e appartato, ma sempre combattivo. Suo è il commento, sulla Voce repubblicana clandestina, del discorso tenuto da Mussolini al Lirico.
Scrive, richiesto dalla Presidenza del Consiglio il saggio, L'Italia vivente sull'emigrazione, in cui rivolge un sentito appello alle potenze vincitrici perché aiutino l'Italia e l'Europa ,devastate dalla guerra, alla risoluzione della questione sociale come fattore di equilibrio pacifico nel mondo civile.
Dirige il Tribuno del Popolo di Genova, nel quale ribadisce i temi dibattuti sulla Voce negli anni 1921-1925, e in particolare invita a non esasperare la lotta di classe liberandosi dal clichè dell'operaio affamato, nemico della borghesia ,per concorrere tutti ad educare l'operaio democratico, partecipe attivo alla vita dello Stato. ( Tribuno del Popolo, 17-7 1945. )
1946 Dirige La Voce Repubblicana durante la campagna referendaria. Candidato in Calabria, alle elezioni dell’Assemblea Costituente, non è eletto per pochi voti. Viene reintegrato nell’impiego. Esce il Dizionario di mitologia classica
1947 Denuncia, con fermezza, l'ignobile spettacolo di tanti che sputano nel piatto dove hanno mangiato per vent'anni e le proterve esibizioni di quanti tentano di camuffarsi da antifascisti, di presentarsi come perseguitati politici, liberatori della Patria. ( Malaparte, martire calunniato - Avanti, 26-6-1947)
1948 Ribadisce le sue posizioni sull'arte, già espresse nel1928, con l’articolo: Della crisi delle arti e di una nuova concezione nel mondo. ( La Fiera letteraria, 24 aprile 1948 )
I suoi scritti appaiono sui giornali più importanti dell’epoca : Avanti, Unità, Il Mattino, la Fiera letteraria, l’Osservatorio politico letterario , Corriere del Popolo, Lavoro nuovo, ecc...
Pertini, Nenni, sollecitano come preziosa la collaborazione ai giornali da loro diretti.
Esce Fra Diavolo, profilo del celebre brigante di Itri, in cui sono descritti la viltà e la miseria morale dell’epoca e del territorio dove opera il brigante.
1954 Matura il diritto alla pensione. ''Dio, sia lodato e ringraziato", nota nel diario, "ho ottenuto quello che aspiravo da tempo; raggiungere , una volta tanto e sia pure nella vecchiaia, la piena disponibilità del mio tempo, per potermi dedicare interamente, in tranquillità, al mio lavoro letterario". (Taccuino di un solitario (inedito) Trascorre l’estate a Careri; il più lungo soggiorno nel paese da cui (1905) era emigrato per lavoro.
1955 Si trasferisce nella casa di sua proprietà (costruita in cooperativa) a Pavia, in Viale della Libertà , con la bella vista sul Ticino e lo stupendo scenario delle Alpi.
'' Tutta la vita", nota nel Taccuino, " coltivai il progetto di farmi una casa in Calabria, non sul mare, ma in vista del mare con poca campagna intorno, un frutteto e la terra appena sufficiente per ricavare quanto basta ad una modesta famiglia: verdura, frutta, legumi, ortaggi coltivati in loco, autentici; materiale, insomma che non venga dai mercati, dai frigoriferi, dalle manipolazioni infami dell'industria. Tornare al tempo in cui ero ragazzo, quando andavo a prendere l'uovo appena ponduto dalla gallina che scoccodava; mangiavo la ricotta calda fatta in casa, il galletto che veniva dalla campagna, il piccione grasso che cresceva nel mio solaio e bevevo il vino spillato dalla botte, e la frutta staccata dalle mie mani: i fichi della Fontana dove avevamo l'orto, e le pere invernali che tenevamo appese sotto il tetto , dolci e succose fino a Natale. Qui dove sono non mangio che cose manipolate e conservate nelle scatole, ed ho perduto il gusto delle cose naturali, se fossi solo potrei farlo anche adesso, attuare questo antico sogno, ma ho i figli e lontano da loro non riuscirei a vivere, neanche in Paradiso. Ed è giusto che sia così.''
Espone il suo pensiero su La crisi dei valori e i giovani nell'ora attuale. (Conferenza nel Salone dell’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria).
1956 Commemora Corrado Alvaro nel trigesimo dalla morte.( Circolo dei Calabresi-Milano)
1958 Celebra " Il cinquantesimo anniversario del terremoto che distrusse Reggio e Messina ( Conferenza - Circolo dei Calabresi – Milano). Illustra La personalità di Francesco d'Assisi, nel torbido sfondo del suo tempo. ( conferenza al Palazzo Fornari –Pavia-)
1959 Riprende, su invito di Ugo La Malfa, la collaborazione a La Voce Repubblicana'.
Esce L’Amante di zia Amalietta, romanzo premiato in Italia e in Francia. "La cosa più difficile nella vita è vivere senza mentire e senza credere nella propria menzogna '': questo aforisma di Dostoyewsky , in epigrafe, dà l’avvio alla narrazione. Protagonisti un gruppo di giovani dell'alta e media borghesia milanese, negli anni Trenta. " Come è nato questo romanzo?", si chiede Perri. "E’ nato durante una passeggiata sul lungomare di Pegli nell’estate del 1947, in un colloquio tra me e l’ultimo dei miei figliuoli.
Eravamo tutti e due reduci da una amara esperienza: io da Roma dove avevo diretto "La Voce repubblicana", e avevo conosciuto da vicino quella cosa vischiosa e maleodorante che è la politica; lui da quattordici mesi di concentramento e si era scritto da poco ai corsi di medicina.
Proprio in quei giorni le forze della resistenza si erano spaccate: De Gasperi, reduce dall’America aveva estromesse le sinistre dal Governo senza interrogare il Parlamento. Una nuova era si apriva nella politica del nostro paese. Chiesi a mio figlio che cosa ne pensasse lui, e cosa si pensava nella classe studentesca. Noi non la pensiamo affatto - mi rispose- non ce ne occupiamo semplicemente. Ci occupiamo del nostro piccolo mondo, di sport e cose simili. Il vostro mondo non lo prendiamo sul serio, perché è squalificato come una moneta falsa.
"Una risposta agghiacciante, che mi mise addosso un brivido. Avevamo distrutta ogni fede nei nostri figli, perché avevamo svalutati tutti i principi della civiltà cristiana. Eravamo diventati estranei alla loro vita morale, anzi l'avevamo spaventosamente immiserita''. (Intervento dell’autore alla presentazione del romanzo nell’aula di Farmacologia di Palazzo Botta- Pavia)
Esce Storia del lupo Kola, racconto per ragazzi in cui si intreccia l’esperienza della tradizione , la fantasia morale degli animali parlanti, l’epopea della resistenza ed il rapporto vitale con l’Aspromonte. "Un poema in prosa affascinante che fa di questo libro un piccolo capolavoro e una cosa completamente nuova nella letteratura infantile''. ( da Libro notizie – Milano, gennaio 1961 ) Scrive Gregorio VII , dramma storico in cinque atti , di ammirazione per il papa che riscatta la dignità della Chiesa in uno dei periodi più bui della sua storia, ma anche di condanna della umana fallacia, del servizio che va oltre il segno. Combattendo per la libertà della Chiesa ,egli ha negato la libertà a cui hanno diritto tutti i poteri che tu hai costituito su la Terra, e non ha compreso che la purità dei precetti evangelici ci corrompe quando s’intorbida con le acque limacciose degli interessi terreni.
Scrive il Puro Folle, romanzo incompiuto ( circa 150 pagine)
Protagonista del romanzo è uno dei giovani de L'Amante di zia Amalietta, il gesuita Ignazio Sciplini, che lascia l'Ordine e ritorna in Calabria col progetto di ristrutturare, con criteri moderni, la grande azienda agricola, ereditata dal padre, morto nella prima grande guerra, per creare col lavoro migliori condizioni di vita per i suoi contadini.
1974 Muore a Pavia il 9 dicembre 1974. Il suo corpo riposa nel cimitero di Careri.
1998 Dalla Calabria. E’ una raccolta di scritti sul Meridione, e, in particolare sulla Calabria, tratti da quotidiani e periodici, a cura dall’Associazione Culturale " Francesco Perri". Il titolo Dalla Calabria è tratto dall’articolo con cui Perri inizia la collaborazione alla Voce Repubblicana (3 marzo1921).
Trascriviamo qui di seguito qualche breve brano, tratto dalla silloge. "Le geremiadi intorno alla miseria del Mezzogiorno finiscono per assomigliare alle proteste dei poltroni contro il destino''. ( La Voce Repubblicana, 2-3-1921 )
" Per il giorno in cui il fascismo, o un qualunque altro partito, anche quello del diavolo, partisse in guerra contro le camorre locali, chiedo un posto di squadrista. Porterò con me nel mio tascapane il mio rancio, e la mia cinquina come gli antichi legionari, ma combatterò in prima fila, purché il Mezzogiorno sia redento. ( Voce Repubblicana, 2-9-1922 )
Chiudiamo con due brevi note, vincendo la tentazione di annoiare, tratte dal Taccuino di un solitario e dalla lettera a un congiunto.
Dal Taccuino di un solitario.
…'' La cerimonia Bergamotto d'oro ( Reggio Calabria,1966 -) mi ha commosso. Dopo tanto silenzio intorno a me, un pubblico riconoscimento di quel poco che ho fatto come scrittore e come cittadino".
"Sento la vecchiaia e la stanchezza che avanzano. Se penso alla vanità della gloria umana, o anche, e a più ragione, della sopravvivenza, del ricordo tra gli uomini del passaggio di un artista, mi viene da ridere di questi miei crucci".
Dalla lettera a un congiunto (22- 07-1972)
''...Speravo di potervi rivedere ancora, ma temo che verrò con i piedi avanti, perché ti assicuro sono stanco di questa vita senza il piacere di agire, di pensare di lavorare. La mia macchina ha fatto il suo corso: Io sono pronto: Non ho paura, ho messo a posto tutte le cose della famiglia e me ne vado, guarda bene: cristiano non cattolico. Voi tenetemi un posticino vicino all’oleandro, perché voglio dormire il lungo sonno nella terra dove sono nato -''cursum consumavi, fidem servavi. Gli anni mi hanno portato via la memoria. Il mio sole tramonta. E' il destino di tutti".
NOTA: Il Documento Vita è del nipote prof. Vincenzo Perri, già preside della Scuola Media "C. Alvaro" di Siderno e sindaco del comune di Careri negli anni ’70.